marzo 4th, 2010

“Ovviamente ci sarà sempre chi penserà solo alla tecnica, chi si chiederà come, mentre altri, dotati di maggiore curiosità, si chiedreanno chi. Personalmente ho sempre preferito affidarmi più all’ispirazione che all’informazione.”

Man Ray

Tracce

settembre 9th, 2009

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Still life. L’inanimato per definizione prende spazio e si posiziona in un contesto altrettanto immobile, fatto di un silenzio assorbito e trattenuto nelle ombre, occultato dalle luci. Tuttavia permane un suono naturale, legato alla vita, legato all’uomo, un eco di ciò che è stato e che ancora è ma trasformato. Vita ferma, sì, oppure ancora vita. Still life. Detriti lasciati da un mare invernale, residui di sabbia, agglomerati e incrostazioni, fili, schegge che un tempo avevano forme e funzioni, legni che erano rami, scorie che erano foglie, elementi che erano vivi e che oggi sono vissuti. Su di essi, implacabile, l’azione del tempo. Più che una natura morta è una natura usata, frantumata dal proprio percorso e riassemblata dal caso, spagliata delle sue vecchie storie e chiamata a raccontarne una nuova, ferma eppure fremente, perché carica di tutto ciò che risuona in un b&n disciplinante che si posa dall’alto, che non altera l’accidentalità della struttura. Composizione dell’immagine e scomposizione della materia. Se dal vegetale, dall’organico poi si trascolora piano verso l’universo umano, il rifiuto si fa scarto, scampolo delle azioni, avanzo dell’utilizzo e la sembianza assume connotazioni quasi grafiche, ideogrammatiche. Positivi nero su bianco, ricci di ferro. Positivi bianco su nero, spago da pacchi. Un getto d’inchiostro che cerca la profondità del nero, l’effetto tattile, il velluto delle ombre, per narrare la poetica del quotidiano e del tempo trascorrente che depone patine ricche di una suggestione discreta, moderata ed elegante.

http://www.lattanziphotofineart.com/gallery_229081.html

mani

agosto 24th, 2009

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Parliamo ancora di mani, parliamo ancora delle storie che raccontano e che hanno raccontato, delle fascinazioni che hanno suscitato. La mani delle donne. Perché quelle degli uomini sono mani che lavorano, che hanno pratica, che conservano la forza e la potenzialità della tenerezza con assoluta parità, ma in un qualche modo novellano diversamente, indugiano meno, generalizzando agiscono di più. La mano femminile, all’occhio dell’artista, conserva linee e morbidezze erotiche e materne che si enfatizzano l’un l’altra in una visione mentale da esplorare infinitamente. La mano di donna si stringe con protezione e possessione come si fa con i bambini, si omaggia con un bacio lieve, si desidera nel bisogno di un contatto intenso e commosso. Più di tutto l’artista la mano la osserva. La segue, la guarda, la vive in un riflesso di luce, in uno specchio di tratti e curve che costruiscono l’immagine e gli parlano intimamente e con carattere preciso. Specie ad un fotografo, che deve cogliere l’istante perfetto tra i gesti e le movenze. Questo faceva Alfred Stieglitz con la sua fotografia pittorialista, col suo ritocco sfumato e sfocato: costruiva un ritratto in frammenti di sua moglie Georgia O’Keeffe senza soluzione di continuità, come se la storia di quelle mani fosse la storia di quella vita; le mani più di tutto, forse perché lei con quelle mani dipingeva e trasferiva il suo racconto e la sua visione, forse perché quelle mani erano puro piacere di forme artistiche, chissà.

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Dita che giocano, aiutano l’andare di una lunga narrazione, trasferiscono calore e sentimento come fonte inesauribile. E tutto questo non è che una parte piccolissima di quanto si potrebbe dire.

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DueEventiDue – L’immagine è donna

agosto 4th, 2009

La mostra LE MANI NEL CORPO di Enrico Maria Lattanzi che, assieme a 23ESIMA di Donatella Mancini, farà parte della rassegna DueEventiDue organizzata al Salone Massimo Corsi di San Benedetto è recensita su:

logo LA STAMPA.IT

http://www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/37441/

photographers_it logo

http://www.photographers.it/view_news.php?id=1256

le mani nel corpo

luglio 28th, 2009

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Dettagli, granulosità, perlescenze di pelle lucida, messa a fuoco dentro patine di colore irreali a tracciare una storia di mani e respiri del corpo. L’obiettivo cerca il tatto delle dita, gli atti e i mutamenti che riescono a raccontare nella forza di un gesto, molto oltre i suoni o le parole. Il tocco sfuggente, lo scatto, lo schiaffo, il movimento debole, la carezza e il suo fruscio. Le mani disegnano il loro linguaggio dinamico autonome e complementari al corpo, agili delle loro attitudini, forti della facoltà di presa e rilascio, tessute di una pelle che ha temperature e morbidezze, segni particolari del dorso, strade tracciate nel palmo. Il mimo, la posa, il richiamo, il saluto. Primo strumento dell’uomo e veicolo di espressione, la mano, le dita, sono estremità e simbolo del corpo stesso, istinto tattile, termine di possessione, viaggio parallelo alla voce che enfatizza, qualifica, affascina perdutamente.

 

LE MANI NEL CORPO

esposizione fotografica di Enrico Maria Lattanzi

6 -20 agosto 2009

SALONE MASSIMO CORSI

via Roma 123, San Benedetto Tr.

 

JONATHAN SINGER – BOTANICA MAGNIFICA

luglio 16th, 2009

Quanto feeling deve esserci tra il fotografo ed il suo soggetto?

 

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Jonathan Singer – Botanica Magnifica

Medici che diventano fotografi e fotografia che si fa botanica, scienza ed arte inscindibili in scatti veloci e d’immediato impatto. Giusto un paio di minuti tra lo sguardo del fotografo-chirurgo ed il fiore, generalmente un solo scatto, secondo quanto afferma lo stesso Jonathan Singer nell’intervista di Zoom di questo mese e, se il feeling non s’instaura, è tutto rimandato ad un miglior momento. Ma quanto è davvero biunivoca questa relazione? Quanto può dipendere dal soggetto, dal suo aspetto, dalle sue vibrazioni? Fotografare un fiore è realizzare uno still life, perché, per quanto vivo, il suo movimento è impercettibile nello spazio di un certo numero di minuti, eppure non è come un comune oggetto inanimato, ci sono un respiro e un’attività interni dei quali un osservatore non può che essere cosciente, specialmente un fotografo, che si spinge nell’essenza del suo soggetto e s’immerge nel silenzio che li racchiude entrambi. Ma è soltanto questo il caso in cui le sensazioni veicolano lo scatto, oltre al colpo d’occhio? O vale piuttosto per tutte le immagini? E poi vale per tutti i fotografi?

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Jonathan Singer – Botanica Magnifica

Jonathan Singer ha un obiettivo macro puntato nel vibratile, nella fragranza, nella palpabile delicatezza delle specie, propriamente dentro ad esse, impudicamente coinvolto nel loro incanto silenzioso, così come faceva Georgia O’Keeffe sulle sue grandi tele, anche il fotografo-chirurgo sceglie infatti grandi formati per la sua Botanica Magnifica, 1m x 75 cm, fotografie enormi per una pubblicazione, probabilmente perché l’istinto è quello di lasciar vedere il più possibile, quello di predisporre l’osservatore ad un’immersione. Dunque è l’avvenenza del fiore ad esercitare un potere tanto speciale sul suo ritrattista?

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Georgia O’Keeffe – Oriental Poppies, 1928

Lo sguardo del fotografo

giugno 4th, 2009

nr05-572“Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dunque dall’attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l’essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto.”

Amélie Nothomb – Metafisica dei tubi

È così che lavora un fotografo. Attraverso lo sguardo.
Che abbraccia, che indaga, che coglie, che sa vedere – per indole, per estro o anche solo perché è allenato. Che seleziona, che esclude. Che rifiuta dunque alcune parti. Che focalizza una parte sul tutto. Non a caso si dice taglio dell’immagine.
Lo sguardo è l’essenza della vita, scrive l’eccentrica acutissima Nothomb, ed è ciò che distingue un fotografo dall’altro, ciò che nei secoli ha distinto un artista dall’altro. Lo sguardo. Che non è la vista, quanto piuttosto la visione, o meglio lo strumento – umano – che percepisce la visione e prende una macchina fotografica per tagliarne i confini sul tutto.

“Cos’è lo sguardo? È qualcosa di inesprimibile. Nessuna parola esprime, neanche lontanamente, la sua strana essenza. Eppure lo sguardo esiste. Poche sono le realtà che hanno un tale livello di esistenza.
Che differenza c’è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti?”

Probabilmente sensibilità. Nei migliori casi talento.