Archive for the ‘colpo d'occhio’ Category

mani

lunedì, agosto 24th, 2009

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Parliamo ancora di mani, parliamo ancora delle storie che raccontano e che hanno raccontato, delle fascinazioni che hanno suscitato. La mani delle donne. Perché quelle degli uomini sono mani che lavorano, che hanno pratica, che conservano la forza e la potenzialità della tenerezza con assoluta parità, ma in un qualche modo novellano diversamente, indugiano meno, generalizzando agiscono di più. La mano femminile, all’occhio dell’artista, conserva linee e morbidezze erotiche e materne che si enfatizzano l’un l’altra in una visione mentale da esplorare infinitamente. La mano di donna si stringe con protezione e possessione come si fa con i bambini, si omaggia con un bacio lieve, si desidera nel bisogno di un contatto intenso e commosso. Più di tutto l’artista la mano la osserva. La segue, la guarda, la vive in un riflesso di luce, in uno specchio di tratti e curve che costruiscono l’immagine e gli parlano intimamente e con carattere preciso. Specie ad un fotografo, che deve cogliere l’istante perfetto tra i gesti e le movenze. Questo faceva Alfred Stieglitz con la sua fotografia pittorialista, col suo ritocco sfumato e sfocato: costruiva un ritratto in frammenti di sua moglie Georgia O’Keeffe senza soluzione di continuità, come se la storia di quelle mani fosse la storia di quella vita; le mani più di tutto, forse perché lei con quelle mani dipingeva e trasferiva il suo racconto e la sua visione, forse perché quelle mani erano puro piacere di forme artistiche, chissà.

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Dita che giocano, aiutano l’andare di una lunga narrazione, trasferiscono calore e sentimento come fonte inesauribile. E tutto questo non è che una parte piccolissima di quanto si potrebbe dire.

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le mani nel corpo

martedì, luglio 28th, 2009

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Dettagli, granulosità, perlescenze di pelle lucida, messa a fuoco dentro patine di colore irreali a tracciare una storia di mani e respiri del corpo. L’obiettivo cerca il tatto delle dita, gli atti e i mutamenti che riescono a raccontare nella forza di un gesto, molto oltre i suoni o le parole. Il tocco sfuggente, lo scatto, lo schiaffo, il movimento debole, la carezza e il suo fruscio. Le mani disegnano il loro linguaggio dinamico autonome e complementari al corpo, agili delle loro attitudini, forti della facoltà di presa e rilascio, tessute di una pelle che ha temperature e morbidezze, segni particolari del dorso, strade tracciate nel palmo. Il mimo, la posa, il richiamo, il saluto. Primo strumento dell’uomo e veicolo di espressione, la mano, le dita, sono estremità e simbolo del corpo stesso, istinto tattile, termine di possessione, viaggio parallelo alla voce che enfatizza, qualifica, affascina perdutamente.

 

LE MANI NEL CORPO

esposizione fotografica di Enrico Maria Lattanzi

6 -20 agosto 2009

SALONE MASSIMO CORSI

via Roma 123, San Benedetto Tr.

 

JONATHAN SINGER – BOTANICA MAGNIFICA

giovedì, luglio 16th, 2009

Quanto feeling deve esserci tra il fotografo ed il suo soggetto?

 

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Jonathan Singer – Botanica Magnifica

Medici che diventano fotografi e fotografia che si fa botanica, scienza ed arte inscindibili in scatti veloci e d’immediato impatto. Giusto un paio di minuti tra lo sguardo del fotografo-chirurgo ed il fiore, generalmente un solo scatto, secondo quanto afferma lo stesso Jonathan Singer nell’intervista di Zoom di questo mese e, se il feeling non s’instaura, è tutto rimandato ad un miglior momento. Ma quanto è davvero biunivoca questa relazione? Quanto può dipendere dal soggetto, dal suo aspetto, dalle sue vibrazioni? Fotografare un fiore è realizzare uno still life, perché, per quanto vivo, il suo movimento è impercettibile nello spazio di un certo numero di minuti, eppure non è come un comune oggetto inanimato, ci sono un respiro e un’attività interni dei quali un osservatore non può che essere cosciente, specialmente un fotografo, che si spinge nell’essenza del suo soggetto e s’immerge nel silenzio che li racchiude entrambi. Ma è soltanto questo il caso in cui le sensazioni veicolano lo scatto, oltre al colpo d’occhio? O vale piuttosto per tutte le immagini? E poi vale per tutti i fotografi?

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Jonathan Singer – Botanica Magnifica

Jonathan Singer ha un obiettivo macro puntato nel vibratile, nella fragranza, nella palpabile delicatezza delle specie, propriamente dentro ad esse, impudicamente coinvolto nel loro incanto silenzioso, così come faceva Georgia O’Keeffe sulle sue grandi tele, anche il fotografo-chirurgo sceglie infatti grandi formati per la sua Botanica Magnifica, 1m x 75 cm, fotografie enormi per una pubblicazione, probabilmente perché l’istinto è quello di lasciar vedere il più possibile, quello di predisporre l’osservatore ad un’immersione. Dunque è l’avvenenza del fiore ad esercitare un potere tanto speciale sul suo ritrattista?

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Georgia O’Keeffe – Oriental Poppies, 1928