Archive for the ‘b&n’ Category

Tracce

mercoledì, settembre 9th, 2009

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Still life. L’inanimato per definizione prende spazio e si posiziona in un contesto altrettanto immobile, fatto di un silenzio assorbito e trattenuto nelle ombre, occultato dalle luci. Tuttavia permane un suono naturale, legato alla vita, legato all’uomo, un eco di ciò che è stato e che ancora è ma trasformato. Vita ferma, sì, oppure ancora vita. Still life. Detriti lasciati da un mare invernale, residui di sabbia, agglomerati e incrostazioni, fili, schegge che un tempo avevano forme e funzioni, legni che erano rami, scorie che erano foglie, elementi che erano vivi e che oggi sono vissuti. Su di essi, implacabile, l’azione del tempo. Più che una natura morta è una natura usata, frantumata dal proprio percorso e riassemblata dal caso, spagliata delle sue vecchie storie e chiamata a raccontarne una nuova, ferma eppure fremente, perché carica di tutto ciò che risuona in un b&n disciplinante che si posa dall’alto, che non altera l’accidentalità della struttura. Composizione dell’immagine e scomposizione della materia. Se dal vegetale, dall’organico poi si trascolora piano verso l’universo umano, il rifiuto si fa scarto, scampolo delle azioni, avanzo dell’utilizzo e la sembianza assume connotazioni quasi grafiche, ideogrammatiche. Positivi nero su bianco, ricci di ferro. Positivi bianco su nero, spago da pacchi. Un getto d’inchiostro che cerca la profondità del nero, l’effetto tattile, il velluto delle ombre, per narrare la poetica del quotidiano e del tempo trascorrente che depone patine ricche di una suggestione discreta, moderata ed elegante.

http://www.lattanziphotofineart.com/gallery_229081.html

mani

lunedì, agosto 24th, 2009

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Parliamo ancora di mani, parliamo ancora delle storie che raccontano e che hanno raccontato, delle fascinazioni che hanno suscitato. La mani delle donne. Perché quelle degli uomini sono mani che lavorano, che hanno pratica, che conservano la forza e la potenzialità della tenerezza con assoluta parità, ma in un qualche modo novellano diversamente, indugiano meno, generalizzando agiscono di più. La mano femminile, all’occhio dell’artista, conserva linee e morbidezze erotiche e materne che si enfatizzano l’un l’altra in una visione mentale da esplorare infinitamente. La mano di donna si stringe con protezione e possessione come si fa con i bambini, si omaggia con un bacio lieve, si desidera nel bisogno di un contatto intenso e commosso. Più di tutto l’artista la mano la osserva. La segue, la guarda, la vive in un riflesso di luce, in uno specchio di tratti e curve che costruiscono l’immagine e gli parlano intimamente e con carattere preciso. Specie ad un fotografo, che deve cogliere l’istante perfetto tra i gesti e le movenze. Questo faceva Alfred Stieglitz con la sua fotografia pittorialista, col suo ritocco sfumato e sfocato: costruiva un ritratto in frammenti di sua moglie Georgia O’Keeffe senza soluzione di continuità, come se la storia di quelle mani fosse la storia di quella vita; le mani più di tutto, forse perché lei con quelle mani dipingeva e trasferiva il suo racconto e la sua visione, forse perché quelle mani erano puro piacere di forme artistiche, chissà.

ombre mani racconto_mani abbraccio

Dita che giocano, aiutano l’andare di una lunga narrazione, trasferiscono calore e sentimento come fonte inesauribile. E tutto questo non è che una parte piccolissima di quanto si potrebbe dire.

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