mani
lunedì, agosto 24th, 2009

Parliamo ancora di mani, parliamo ancora delle storie che raccontano e che hanno raccontato, delle fascinazioni che hanno suscitato. La mani delle donne. Perché quelle degli uomini sono mani che lavorano, che hanno pratica, che conservano la forza e la potenzialità della tenerezza con assoluta parità, ma in un qualche modo novellano diversamente, indugiano meno, generalizzando agiscono di più. La mano femminile, all’occhio dell’artista, conserva linee e morbidezze erotiche e materne che si enfatizzano l’un l’altra in una visione mentale da esplorare infinitamente. La mano di donna si stringe con protezione e possessione come si fa con i bambini, si omaggia con un bacio lieve, si desidera nel bisogno di un contatto intenso e commosso. Più di tutto l’artista la mano la osserva. La segue, la guarda, la vive in un riflesso di luce, in uno specchio di tratti e curve che costruiscono l’immagine e gli parlano intimamente e con carattere preciso. Specie ad un fotografo, che deve cogliere l’istante perfetto tra i gesti e le movenze. Questo faceva Alfred Stieglitz con la sua fotografia pittorialista, col suo ritocco sfumato e sfocato: costruiva un ritratto in frammenti di sua moglie Georgia O’Keeffe senza soluzione di continuità, come se la storia di quelle mani fosse la storia di quella vita; le mani più di tutto, forse perché lei con quelle mani dipingeva e trasferiva il suo racconto e la sua visione, forse perché quelle mani erano puro piacere di forme artistiche, chissà.

Dita che giocano, aiutano l’andare di una lunga narrazione, trasferiscono calore e sentimento come fonte inesauribile. E tutto questo non è che una parte piccolissima di quanto si potrebbe dire.
