CRITICA

Italo Zannier

"L' arte di Enrico Maria Lattanzi è la Fotografia, e basta"I soggetti (che la fotografia comunque gratifica) scelti da Lattanzi sono premeditatamente irrilevanti in quanto tali, ossia soggetti senza qualità specifiche, come può esserlo un foglio di carta ripiegato, una bottiglia di plastica schiacciata, un ramoscello di legno, dell'immondizia, ecc., ma che spesso, nell'assemblaggio prospettico-luminoso, sul set fotografico in atelier, tendono a istituirsi come metafora, persino religiosa.
Queste immagini hanno comunque una loro autonomia espressiva, ossia si istituiscono come opere fotografiche, piuttosto che come riproduzioni, nell'intento di costruire creativamente una realtà estetica specifica del mezzo espressivo utilizzato, quale appunto è la Fotografia.
L' arte di Enrico Maria Lattanzi è la Fotografia, e basta; la fotografia come educazione visiva, oltre che come mezzo espressivo

Armando Ginesi

"La fotografia di Lattanzi dipinge il reale con luci sapienti"Enrico Lattanzi è pittore e scultore, anche se usa l'obiettivo fotografico. Come pittore è erede della grande tradizione luministica del Seicento italiano, di quel Caravaggio, soprattutto, che fu maestro insuperabile del realismo morale e di verità, le cui dimensioni elevate seppe raggiungere mediante l'uso sapiente della luce: con le forti e nette contrapposizioni chiaroscuri che danno verità e rilievo di segno, colore e volume, alle cose rappresentate. Anche la fotografia di Lattanzi “dipinge” il reale con luci sapienti che si oppongono vive e decise alle ombre o addirittura alla totalità del buio

Valentina Picaretta

I giochi di trasparenza e di luce che questo materiale consente a chi lo osserva, regalano emozioni non facilmente traducibili in parole, ma meritevoli di attenzione, in quanto stimolo per cimentarsi in nuove strade, alla ricerca di nuove identità per le immagini e nuovi materiali utili come supporti, capaci di una comunicazione originale e di fornire spunti di riflessione. Una sfida, come dice Enrico Maria Lattanzi nell'introduzione del suo lavoro

Tratto dalla rivista Jump n°25, critica relativa ad alcune immagini pubblicate nel volume "Storie di circo"
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